ALLA RICERCA DELL’IDENTITÀ EUROPEA

Sembra difficile percepire una vera e propria identità europea tra i cittadini europei. La ragione è semplice: manca quel rapporto di fedeltà e reciprocità indispensabile per il concetto classico di “popolo”. Al concetto di “popolo europeo” non può essere associato lo stesso significato inteso in ambito nazionale, perché per la percezione di un’identità europea non si può fare appello ai soli principi e alle sole tradizioni comuni tra gli Stati membri.

Per dare senso compiuto alla cittadinanza europea è necessario, quindi, far nascere un senso di appartenenza e individuare un insieme di valori che siano identificativi dell’Europa, intesa non come semplice unione di Stati ma come organizzazione che ha una propria identità culturale.

Il problema è proprio questo, si tende a perdere il concetto di Europa unita perché non sempre si ragiona come un’Europa unita. Il concetto di identità richiama quello di radici, da preservare e difendere. Per questo nel seguente articolo cercheremo di riscoprire le radici dei popoli europei.

EUROPA, TRA MITI E LEGGENDE

Il mito d’Europa è tra i più famosi della mitologia greca. Si narra che Europa fosse la figlia di Agenore, re di Tiro, un’importante città fenicia e che Zeus, innamorato della fanciulla, si trasformò in un toro bianco per poterla possedere e conquistare. Un pomeriggio, Europa vide il toro mentre si trovava sulla spiaggia con le sue ancelle. Tentò di cavalcarlo e il toro la rapì, attraversando con lei il mare fino a raggiungere l’isola di Creta. Si narra ancora che dall’unione di Europa e Zeus nacquero tre figli:

  • Minosse;
  • Radamanto, giudice degli inferi;
  • Sarpedonte

Europa sposò poi Asterio, il re di Creta, e divenne la prima regina dell’isola greca. Il termine “Europa”, cominciò quindi a essere usato nell’antica Grecia per indicare l’area dove si estendeva la civiltà ellenica. L’Europa rappresentava l’Occidente, la terra della libertà, contrapposta all’Oriente, la terra della schiavitù dei Persiani.

Questa è la l’Europa tra mito e leggenda. Ripercorriamo adesso le tappe della storia dell’UE, per riscoprire il vero senso di “unione europea”.

LA STORIA D’EUROPA

All’indomani della seconda guerra mondiale, l’area geografica europea era in rovina. Nell’immediato dopoguerra si registrò la necessità di creare un legame sempre più stretto tra i Paesi europei e i rispettivi popoli. L’esigenza principale era quella di porre fine alle rivalità politiche ed economiche di due Paesi presenti sul territorio europeo: la Francia e la Germania.

In quel periodo (anno 1946), l’ex primo ministro Winston Churchill tenne un bel discorso all’Università di Zurigo, proponendo di creare “gli Stati Uniti d’Europa”. Da quel momento, si iniziò a discutere delle sorti di quel pezzo di mondo chiamato Europa.

1946: IL DISCORSO DI WINSTON CHURCHILL

“Vorrei parlare del dramma dell’Europa, questo nobile continente, patria di tutte le grandi stirpi dell’Occidente, fonte della fede e dell’etica cristiana, culla di gran parte delle culture, delle arti, della filosofia e della scienza, dei tempi antichi e moderni. Se un giorno l’Europa si unisse per condividere questa eredità comune, non vi sarebbero limiti alla felicità, alla prosperità e alla gloria per i suoi tre o quattrocento milioni di persone. Eppure, proprio dall’Europa è scaturita quella serie di terribili conflitti nazionalistici, causati dalle nazioni teutoniche nella loro ascesa al potere, che in questo secolo ventesimo e durante la nostra generazione, abbiamo visto distruggere la pace e rovinare le speranze di tutta l’umanità.

[…]

Eppure esiste ancora un rimedio che, se fosse generalmente e liberamente adottato dalla grande maggioranza dei popoli in molti paesi, trasformerebbe come per miracolo l’intera scena e in pochi anni renderebbe tutta l’Europa, o la gran parte di essa, libera e felice com’è oggi la Svizzera. Qual è questo rimedio supremo? Esso consiste nel ricostruire l’edificio europeo, o per quanto più è possibile, e nel dotarlo di una struttura in cui esso possa vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo costruire una forma di Stati Uniti d’Europa.”

1949: LA NASCITA DEL CONSIGLIO D’EUROPA

Nel 1949 dieci paesi europei si unirono per fondare il Consiglio d’Europa, la prima organizzazione europea, e si impegnarono a perseguire obiettivi comuni.  I dieci paesi erano:

  • Belgio;
  • Danimarca;
  • Francia;
  • Irlanda;
  • Norvegia;
  • Italia;
  • Lussemburgo;
  • Paesi Bassi;
  • Regno Unito;
  • Svezia.

Questa organizzazione, che oggi conta 47 Stati, ha il compito di difendere i diritti dell’uomo, la democrazia parlamentare e il principio di legalità, allineare le normative in materia sociale e promuovere la consapevolezza della comune identità europea.

1950-1992: DALLA CECA ALLE ISTITUZIONI EUROPEE

La storia dell’Unione Europea inizia a delinearsi nel 1950. L’allora ministro degli affari esteri francese, Robert Schuman, propose di riunire in un mercato comune le industrie del carbone e dell’acciaio, entrambe strategicamente importanti per l’economia dell’Europa, ponendole sotto il controllo di un’autorità sovranazionale. Nel 1952 si cercò di unire i paesi europei sul piano economico e politico al fine di garantire una pace duratura. Nacque quindi la CECA, la Comunità Europea del carbone e dell’acciaio, e i paesi aderenti furono: Belgio, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Francia e Germania.

Nel 1957 i Trattati di Roma istituirono la CEE, Comunità Economica Europea, e l’Euraton, la Comunità Europea dell’energia atomica. Col trattato di Maastricht, nel 1992, alle Comunità si è affiancato un ordinamento più vasto, quello dell’Unione, che inglobava tutte le altre organizzazioni e che ha finito poi con sostituirle.

L’EUROPA OGGI: GLI STATI MEMBRI E I PAESI CANDIDATI

Oggi l’Unione Europea rappresenta un’unione politica ed economica di 28 Stati:

  • Austria;
  • Belgio;
  • Bulgaria;
  • Repubblica Ceca;
  • Cipro;
  • Croazia;
  • Danimarca
  • Estonia;
  • Finlandia;
  • Francia;
  • Germania;
  • Grecia;
  • Irlanda;
  • Italia;
  • Lettonia;
  • Lituania;
  • Lussemburgo;
  • Malta;
  • Paesi Bassi;
  • Polonia;
  • Portogallo;
  • Regno Unito;
  • Romania;
  • Slovacchia;
  • Slovenia;
  • Spagna;
  • Svezia;
  • Ungheria.

Tra i Paesi candidati per entrare a far parte dell’UE, abbiamo:

  • Albania;
  • Macedonia del Nord;
  • Montenegro;
  • Serbia;
  • Turchia.

LA VICENDA BREXIT

Nel giugno 2016, il Regno Unito aveva indetto un referendum per decidere se uscire o meno dall’Unione Europea. L’esito del referendum è stato positivo: il 51,9% della popolazione britannica ha votato per l’uscita dall’UE. L’uscita definitiva di uno Stato membro richiede una lunga procedura, al termine della quale deve essere stilato un accordo tra l’UE e lo Stato membro coinvolto.

La procedura si sarebbe dovuta concludere il 29 marzo 2019. Tuttavia sembrano esserci difficoltà per il raggiungimento dell’accordo. Proprio a causa di queste difficoltà, il Parlamento britannico, attraverso la figura del primo ministro Theresa May, ha chiesto all’Unione Europea un rinvio per la rielaborazione degli accordi della Brexit, così da evitare l’uscita “no deal”. La richiesta è stata accolta dal Parlamento rinviando al 31 ottobre 2019 l’uscita del Regno Unito dall’UE. Formalmente quindi la Gran Bretagna non è ancora ufficialmente fuori dal Parlamento Europeo. Questo ha determinato confusione e smarrimento per i cittadini britannici che nel maggio 2019 si sono ritrovati a votare per le elezioni europee, pur avendo votato nel 2016 a favore dell’uscita dall’Europa! Probabilmente proprio per questi controsensi, il 7 giugno del 2019 Theresa May aveva proposto alla Camera dei Comuni un secondo referendum sulla Brexit, scatenando l’ira dei labouristi. Il 7 giugno Theresa May è stata costretta a dimettersi e Boris Johnson, un forte sostenitore della hard-Brexit, è stato designato come suo successore.

HARD BREXIT E SOFT BREXIT: QUAL È LA DIFFERENZA

L’ormai ex primo ministro britannico, Theresa May, definisce hard brexit il processo di uscita dalla UE totale, completo: il Regno Unito abbandonerebbe l’Unione Europea e tutti i trattati e le istituzioni europee di cui fa parte. L’hard brexit comporta quindi anche la rinuncia a essere parte del mercato unico europeo (con conseguente reintroduzione di barriere e dazi doganali per esportare merci in Europa), la fine della giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la perdita dei benefici connessi allo status di “cittadini europei”.

Al contrario, la soft brexit prevede di seguire un percorso negoziato, che permetta al Regno Unito di mantenere un rapporto di cooperazione con l’UE attraverso nuovi trattati.  Adottando il modello della soft brexit, il Regno Unito quindi potrebbe continuare a usufruire dei benefici di un mercato unico di beni e servizi, pur non essendo più un membro dell’Unione. Si attuerebbe di conseguenza un modello simile a quello attuato dalla Norvegia, Islanda e Liechtenstein che pur non essendo membri dell’UE hanno comunque accesso al libero mercato, grazie a specifici accordi.

Sulla vicenda Brexit e sul raggiungimento del fatidico accordo non ci sono ancora novità. Quel che è certo è che i termini dell’uscita della Gran Bretagna dovranno essere concordati dai 27 paesi nazionali europei, a riprova dell’importanza riconosciuta a ciascuno Stato membro per il mantenimento degli equilibri comunitari.

EUROPA VS ALTRE ORGANIZZAZIONI

L’Europa rappresenta un organismo sui generis, a cavallo tra una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d’America) e un’organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite). A differenza delle federazioni, in Europa viene dato risalto al concetto di “membro”: in quel termine è insita la volontà di voler far parte del “club europeo”. I rapporti tra gli Stati membri e l’UE vengono regolati dai trattati che richiedono la ratifica all’unanimità. Se è vero, oltre che per alcuni casi necessario, che gli Stati membri delegano parte della loro sovranità, è vero anche che a tutti gli Stati membri viene riconosciuto un peso e che l’unanimità tra gli Stati può bloccare l’Europa. La cessione della sovranità è quindi a favore della costruzione di equilibri comuni per i quali ciascuno Stato membro concorre, insieme, a determinare le regole.  L’attuale assetto è riuscito a garantire settant’anni di pace incondizionata in un continente che aveva sempre vissuto in guerra.

I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COMUNITÀ EUROPEA

La costruzione di un’Europa unita si fonda su ideali e obiettivi riconosciuti e condivisi anche dagli Stati membri. Proprio per i valori in cui è fondata l’UE ha una visione umanista e un modello sociale che la stragrande maggioranza dei suoi cittadini sente di condividere. Tra questi valori fondamentali vi sono la realizzazione di una pace durevole, l’unità, l’uguaglianza, la libertà, la sicurezza e la solidarietà. L’Unione si fonda esplicitamente sui principi di libertà e democrazia.

La Carta di Nizza, carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata a Nizza nel dicembre del 2000 e resa giuridicamente vincolante dal trattato di Lisbona (2009), sancisce tutti i diritti attualmente riconosciuti dagli Stati membri e dai loro cittadini.

Le istituzioni europee hanno il compito di assicurare il rispetto di questi principi. Il Consiglio dell’UE, composto da capi di Stato o di governo, è l’organo che si occupa di verificare e individuare eventuali violazioni da parte degli Stati membri. Qualora il Consiglio dell’UE constati l’esistenza di una violazione grave e persistente, esso può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione (nei casi più gravi, può sospendere i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato in seno al Consiglio).

Tutti gli Stati membri sono quindi tenuti a rispettare i principi indicati all’interno dei Trattati e quanto indicato nei regolamenti e nelle direttive delle istituzioni europee. I valori e i diritti condivisi tra gli Stati membri, dovrebbero contribuire ad accomunare tutti i cittadini europei in un sentimento di fratellanza. Sicuramente partire dai principi e dai valori comuni può aiutare a riflettere sul concetto di identità europea.

L’attenzione che l’Unione Europea ha da sempre mostrato con riferimento alle tematiche dei diritti umani, ha reso l’Europa un continente in cui libertà e democrazia assumono una rilevanza effettiva. In tal senso è ad esempio importante sottolineare che la pena di morte, ancora prevista i molti Stati, è stata abolita in tutti i paesi dell’Unione Europea.

EUROPA E INTEGRAZIONE SOCIALE

Il multiculturalismo è parte della cultura europea, fin dall’inizio dei tempi. La coesistenza di più culture, lingue e tradizioni caratterizza l’Europa, arricchendone la storia. Le culture europee non si limitano solo a coesistere. Nello scenario normativo europeo, infatti, si dà molta rilevanza al divieto di discriminazione e al principio di parità di trattamento. Una delle principali manifestazioni del rispetto per le identità culturali delle Nazioni europee è dato, ad esempio, dal diritto di ogni cittadino UE di rivolgersi alle istituzioni europee e di ricevere risposta da queste nella propria lingua.

Il multiculturalismo è un modello di integrazione basato sul riconoscimento dei diritti non solo dell’individuo, ma anche di quelli dei gruppi e delle comunità che abitano in un Paese. Parità di trattamento e divieto di discriminazione impongono una strategia di integrazione sociale che coinvolga tutti gli Stati membri.
In quest’ottica, la strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale fissa alcuni obiettivi. Si punta, ad esempio, all’uscita di circa 20 milioni di persone dalla povertà e dall’emarginazione e all’aumento, fino al 75%, del tasso di occupazione.

In un’accezione più ampia del concetto di integrazione, la strategia Europa 2020 e il programma di Stoccolma riconoscono tutte le potenzialità dell’immigrazione ai fini di un’economia sostenibile e competitiva.
A tal proposito occorre che gli Stati membri vedano l’integrazione come motore dello sviluppo economico e della coesione sociale, in quanto anche gli immigrati possono contribuire ulteriormente alla crescita economica e alla ricchezza culturale dell’Europa.

Nell’ultimo decennio, l’immigrazione e le conseguenti politiche migratorie sono state affrontate nell’ottica di rispondere ad un’emergenza sociale (puoi approfondire leggendo il nostro articolo sulle “Politiche europee sull’immigrazione”). L’enfasi sull’emergenza ha però messo in secondo piano il processo di integrazione e di inclusione sociale degli stranieri. Le tematiche su cui si è incentrata la discussione degli ultimi anni sono due: da un lato il problema del controllo alle frontiere, dall’altro la necessità di un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. Di conseguenza le politiche dell’integrazione non hanno ricevuto l’attenzione che avrebbero meritato.

L’IMPORTANZA DI RISCOPRIRE L’IDENTITÀ EUROPEA

L’Europa rappresenta per molti la culla della cultura, una terra di opportunità e un Paese civile in cui oggi regnano la democrazia e il rispetto dei diritti umani, una società in cui prevalgono l’inclusione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la non discriminazione. Come infatti disse Winston Churchill, in quel famoso discorso tenuto all’Università di Zurigo, il 19 settembre 1946: “L’Europa è un nobile continente, patria di tutte le grandi stirpi dell’Occidente, fonte della fede e dell’etica cristiana, culla di gran parte delle culture, delle arti, della filosofia e della scienza, dei tempi antichi e moderni.” È davvero un peccato non cogliere tutti i passi che sono stati fatti, dalla fine della guerra ad oggi, per tentare di dare vita a quell’idea di Europa libera, unitaria seppure nell’autonomia dei singoli Stati.

La nostra identità dipende da ciò che siamo stati e da ciò che insieme progettiamo di diventare.
La consapevolezza e la convinzione di appartenere ad un unico “popolo europeo” elimina il rischio di conflitti tra i governi e i cittadini dei diversi Stati membri. Come insegna la storia, le logiche escludenti e conflittuali portano a guerre e crisi e di questo, purtroppo, ne conserviamo una tragica memoria.

Essere europei ci permette di sentirci parte di tutto questo! Il termine “cittadinanza”, a cui siamo abituati in un contesto nazionale, in ambito europeo si riempie infatti di nuovi contenuti. Non identifica più un rapporto tra il cittadino e l’autorità sovrana (Stato), ma indentifica l’appartenenza ad una comunità, quella europea, accomunata da principi e valori umani. Valori che purtroppo, nel 2019, non sono ancora condivisi in tutte quelle parti del mondo divise da guerre e conflitti.

Vuoi scoprire i diritti di un cittadino europeo? Leggi il nostro articolo sui Vantaggi derivanti dalla cittadinanza europea”.

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