I VANTAGGI CHE DERIVANO DALLA CITTADINANZA EUROPEA

Il concetto di cittadinanza europea risale al Trattato di Maastricht (1992-1993).

I vantaggi che derivano dalla cittadinanza europea sono tanti ma, come spesso accade, ci dimentichiamo delle garanzie che ci vengono riconosciute. Esiste oggi un bagaglio granitico di tutele che ogni cittadino europeo possiede, indipendentemente dalla sua nazionalità. Questo perché, dal Trattato di Maastricht, ai cittadini di ciascuno Stato membro viene riconosciuta una doppia cittadinanza: quella del proprio Paese e quella europea.

La cittadinanza dell’Unione Europea determina il riconoscimento di veri e propri diritti riservati ai cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea.  Oltre ai principi generali, indicati nella Carta dei diritti fondamentali (la Carta di Nizza), l’Unione Europea riconosce infatti veri e propri diritti connessi alla cittadinanza UE.

Vediamoli insieme.

IL MERCATO UNICO E LE 4 LIBERTÀ FONDAMENTALI

L’Unione Europea mira a consentire ai suoi cittadini di studiare, lavorare e soggiornare in qualsiasi paese dell’UE e di vendere o acquistare prodotti in tutta Europa. A tale scopo garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali in un mercato interno unico a livello dell’UE.

LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE E DI SOGGIORNO E LA COOPERAZIONE TRA POLIZIE

Grandi progressi sono stati fatti dal muro di Berlino e dalla cortina di ferro. Oggi l’Europa riconosce ai suoi cittadini la libertà di circolare, soggiornare e stabilirsi in qualsiasi Stato membro UE, con pari diritti dei residenti di quello Stato.

Non si tratta quindi di una semplice “libertà turistica”. Questo diritto è stato rafforzato dall’accordo di Schengen. Questo accordo è stato concluso nel 1985, ha valenza in tutti i Paesi UE (esclusi Regno Unito, Irlanda, Cipro, Bulgaria, Romania, Croazia) e prevede la soppressione dei controlli tra le frontiere dei Paesi firmatari.

La convenzione Schengen, per assicurare una maggiore sicurezza ai cittadini UE, prevede anche la cooperazione tra le polizie degli Stati aderenti attraverso un sistema telematico, denominato SIS (Sistema informativo Schengen). Il SIS permette di fare segnalazioni su persone e traffici sospetti e si fonda sull’assistenza giudiziaria reciproca e sulla collaborazione antidroga.

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI

La libertà di circolazione delle merci comporta l’abbattimento di barriere doganali interne, tra i Paesi UE. I dazi doganali persistono invece per l’importazione di merci estere (cioè per l’ingresso di merci nel territorio dell’Unione).

Con la libera circolazione delle merci è arrivata anche la tutela dei consumatori. Il Trattato di Maastricht (1992-1993) ha previsto infatti per la prima volta un titolo dedicato alla protezione dei consumatori. Inoltre, grazie alle diverse direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo, anche gli Stati membri si sono dotati di una normativa interna in tal senso.

L’UNIONE MONETARIA E LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI

Il progetto del mercato unico prevede anche l’unione monetaria. Il 1° gennaio 2002 l’euro è diventata moneta unica nella maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea.

Solo 9 Paesi Europei hanno deciso di non aderire all’unione monetaria e hanno scelto di mantenere la propria moneta:

  • Bulgaria;
  • Croazia;
  • Repubblica Ceca;
  • Ungheria;
  • Polonia;
  • Romania;
  • Svezia;
  • Regno Unito;
  • Danimarca.

Una moneta unica permette immediatezza negli scambi, maggiore stabilità e maggiore crescita. L’assenza di restrizioni alla circolazione dei capitali facilita anche la libertà di circolazione dei lavoratori e la libertà di stabilimento in ogni Paese dell’Unione.

Inoltre oggi esiste il SEPA (Single European Payment Area), un mercato che consente pagamenti in tutta la zona Euro con la stessa facilità e sicurezza su cui si può contare nel proprio contesto nazionale.

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI E IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI ACCADEMICI

La libertà di circolazione dei servizi permette ai lavoratori europei di spostarsi in un altro Stato dell’Unione e di lavorare e prestare lì i propri servizi, a parità di trattamento rispetto ai lavoratori di quello Stato membro.

In quest’ottica l’Unione Europea vieta ai singoli Stati membri di imporre parametri di residenza o qualsiasi altra discriminazione sul lavoro.

Viene assicurata quindi la parità di trattamento fra tutti i cittadini dell’Unione Europea nelle fasi della selezione e dell’assunzione del personale, nelle condizioni di lavoro, nel livello salariale, nell’assistenza e nella sicurezza sociale.

Per agevolare la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi, ciascun cittadino europeo ha il diritto di richiedere riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche rilasciate a livello nazionale.

ALTRI DIRITTI RICONOSCIUTI

L’Unione Europea, riconosce ai suoi cittadini altri diritti, oltre quelli connessi alle quattro libertà.

Innanzitutto il Diritto alla Tutela Diplomatica da parte di tutte le ambasciate di ogni Stato membro.
Questo significa che nel caso in cui un cittadino italiano si trova in un Paese extracomunitario in cui non è presente una sede diplomatica italiana, potrà rivolgersi a qualunque ambasciata europea presente in quel territorio.

Ancora, in caso di disastri naturali, la cittadinanza europea permette l’Accesso al Fondo di Solidarietà.
Quindi ad esempio in caso di terremoto, gli Stati membri e le regioni colpite dal disastro possono fare richiesta all’UE per ricevere sostegno. A tal proposito, nel maggio 2019 la Commissione ha proposto l’erogazione di 293,5 milioni di € a titolo del Fondo di solidarietà dell’UE per l’Austria, l’Italia e la Romania a seguito delle calamità naturali verificatesi nel 2018.

Infine, negli ultimi anni, il Parlamento Europeo ha avviato diverse iniziative nell’ambito delle telecomunicazioni. Nel 2017 è diventato gratuito il roaming dati per i cittadini UE che viaggiano in Europa: di conseguenza in Europa utilizziamo il nostro smartphone con le tariffe nazionali. Nel 2018 è stato invece lanciato il progetto WIFI4EU. Si tratta di un’iniziativa per dotare di servizio WiFi pubblico le zone comunali che ancora non lo hanno. I fondi stanziati dovrebbero coprire i costi di impianto per almeno 6000 comunità locali.

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